Troppa burocrazia: 101 navi in fuga dall’ItaliaGenova - Rimpalli ministeriali, tempi lunghi per ispezioni e ipoteche. Gli armatori cambiano bandiera. Stampa
Scritto da Direttivo Associazione   
Venerdì 15 Maggio 2015 19:43

Articolo tratto da http://www.themeditelegraph.it

Genova - Secondo una statistica interna del ministero dei Trasporti, nel biennio 2013-2014 la flotta italiana ha perso 101 navi, con un continuo drenaggio verso bandiere straniere.

Al momento, il registro più gettonato dagli armatori italiani è quello maltese. Un buon compromesso: Paese comunitario, nella lista bianca riconosciuta internazionalmente per quanto riguarda sicurezza e condizioni di lavoro, geograficamente vicino.

Almeno sulla carta, i vantaggi di Malta sono tuttavia più operativi che economici, se si legge lo studio filtrato da una compagnia di navigazione italiana, che per un certo periodo ha valutato l’ipotesi di trasferire alcune unità sotto quella bandiera.

Il Registro maltese ha un unico interfaccia: significa che per iscriversi al Registro maltese, bisogna andare su Internet e appunto iscriversi. Per iscriversi

al Registro italiano, bisogna: inviare l’istanza al ministero, alla Capitaneria (via posta, che a sua volta deve ricevere l’istanza trasmessa dal ministero), chiedere un incontro coi sindacati che si consulteranno col ministero, infine ottenere un certificato di stazza che l’ente certificatore (Rina, Bureau Veritas ecc...) dovrà emettere sia per l’armatore che ancora per il ministero.

 

A Malta l’assistenza è garantita h24 tutti i 365 giorni dell’anno e la delega agli enti di classifica per l’emissione dei certificati è pressoché totale: cosa significa? Con bandiera maltese, i controlli sulla sicurezza a bordo sono effettuati dal rappresentante dell’ente di classifica sul posto. Con bandiera nazionale, l’ispettore deve essere accompagnato da un ufficiale della Capitaneria di porto italiana, i cui costi di viaggio sono a carico dell’armatore.

Cosa bisogna fare per iscriversi al registro maltese? Lo studio prende il caso di un armatore italiano, con una nave tipo (cisterna da 28 mila tonnellate di stazza lorda e 20 persone di equipaggio): iscriversi alla bandiera maltese gli costerebbe 3.400 euro (2.800 euro più 0,07 euro per ogni tonnellata in eccesso alle 20 mila), ma siccome la nave ha meno di quattro anni, il prezzo si riduce del 50%. Il costo di mantenimento nella bandiera maltese è di 4.800 euro più 0,09 euro per ogni tonnellata in eccesso oltre le 20 mila, con sconto del 30% perché la nave ha meno di quattro anni. Qui l’Italia vince, perché l’iscrizione è gratis: si paga solo la tonnage tax, che è più o meno equiparata al costo di mantenimento della bandiera maltese.

Come può l’armatore usare la bandiera maltese? Ci sono tre modalità: mantenendo la proprietà italiana; trasferendo la proprietà a una società controllata a Malta; noleggiando (a scafo nudo, cioè senza equipaggio) la nave di proprietà italiana a una società controllata a Malta.

L’Italia vince anche sui costi di gestione del personale, la variabile maggiore a prescindere della bandiera. Calcolati sulla cisterna di prima, in Italia questi sono 1,24 milioni di dollari l’anno. Contro 1,43 milioni con iscrizione diretta a Malta, 1,26 con cessione a società maltese, 1,39 con scafo nudo a noleggiato a società maltese. Sui costi meramente gestionali, la bandiera maltese spunta un risparmio di 100 mila dollari l’anno rispetto a quella italiana.

Però, con la nave maltese non c’è l’obbligo di imbarcare l’allievo italiano (spesso gli armatori preferiscono pagare la penale) e non ci sono vincoli di nazionalità sull’equipaggio. Le operazioni sociali sono agevoli e poco costose, non c’è obbligo di applicazione del decreto 271, che è la legge 626 del mare, ma che per gli armatori è una duplicazione delle norme internazionali che non trova riscontro in altri Paesi.

Infine, le banche. In caso di insolvenza dell’armatore, la banca può richiedere l’esercizio dell’ipoteca sulla nave. Ma per ipotecare una nave, in Italia bisogna passare attraverso la procedura fallimentare della compagnia, passaggio che richiede sette-otto mesi quando i tempi sono stretti. Nessuna procedura di questo genere è richiesta nei Paesi di diritto anglosassone, e l’ipoteca può essere effettuata in meno di un mese.

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Maggio 2015 19:50