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Home Attività del direttivo Certificazioni di abilitazione professionale marittima, loro caducità, loro rinnovo.
Certificazioni di abilitazione professionale marittima, loro caducità, loro rinnovo. PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Associazione   
Giovedì 19 Novembre 2015 07:46

La presente per significare, unitamente ai miei colleghi,  il nostro sentimento di scoramento e disappunto nel constatare come la sicurezza ripeto, la sicurezza, intesa nel senso lato della parola ai fini dell’attività marittima possa essere concepita e garantita attraverso la verifica di requisiti la cui caducità non viene rilevata verificando la reale, provata preparazione ed esperienza professionale, ma dando esclusivo rilievo ai termini di scadenza di quelle certificazioni che avevano già provato l’effettiva idoneità del titolare. Seppure siamo convinti di come debbano essere assolutamente rispettate e non disattese tutte quelle pratiche poste in essere nella fattispecie, è impensabile che l’inosservanza del rinnovo di una certificazione, per quanto importante, possa cancellare le qualità tecniche di un lavoratore, men che mai la sua preparazione ed esperienza professionale.

Il fatto che determinate regole debbano rappresentare il giusto deterrente per l’ottemperanza puntuale dei doveri relativi alla regolarità di certificazione,

non può in alcun modo diventare una barriera insormontabile per l’accesso al lavoro, tanto meno possono essere invalidate per tal motivo quelle qualità già certificate e riconosciute al lavoratore marittimo. Ci piace ricordare che il rinnovo di una certificazione trova la sua ragion d’essere nella verifica del persistere delle qualità fisiche, cognitive e legali che determinarono il riconoscimento dell’idoneità già accreditata al titolare della stessa.

 

Mi chiedo con terrore se veramente si è persuasi che possa essere sufficiente il puntuale adempimento burocratico per fare di un lavorate una persona capace e responsabile prescindendo dalla sua esperienza e preparazione professionale che, secondo questi intendimenti, vista la vigente normativa, non decadono se nel corso di lungo un periodo il possessore di una certificazione IMO non esercita il suo ruolo nel campo lavorativo, e poi però riescono ad impedire definitivamente la possibilità di poter proseguire con il proprio lavoro solo per aver disatteso quelle regole che, pur necessarie, non possono essere determinanti ai fini del riconoscimento dei requisiti di idoneità.

Si contano a decine i casi in cui un marittimo ha incontrato, nella migliore delle ipotesi, non poche difficoltà ed è stato costretto a dibattere il proprio caso a causa di cavilli le cui ripercussioni sono state disastrose e spesso hanno comportato la perdita di lavoro.

Fra i tanti, appare emblematico il caso di un comandante il quale, avendo lasciato scadere il certificato IMO, gli è stato rigettato il rinnovo pretendendo che perfino tutte le sue certificazioni in corso di validità erano da considerarsi scadute e, di conseguenza, Egli avrebbe dovuto ripete corsi e tirocini come se mai questi avessero avuto luogo. Dopo un anno di scambio di lettere con la locale Capitaneria di Porto, permanendo un pervicace e discutibile diniego al rinnovo del certificato IMO, perfino a condizione di ripetere esami di idoneità, detto comandante si è visto costretto a trasferire la sua matricola fra la “Gente di mare” di un’altra Capitaneria di Porto che, in modo certamente più accorto e benevolo, ammette la validità di tutte le certificazioni e richiede solo il ripetere l’esame attinente il certificato in questione.

Episodi come quello appena citato, ci fanno pensare ad una perversa determinazione d voleri cancellare la categoria degli Ufficiali marittimi italiani che tanto lustro e gloria hanno dato alla nostra nazione.  Le Capitanerie di Porto non dovrebbero dimenticare le glorie della nostra navigazione marittima, l’abilità di quanti eroicamente hanno solcato gli oceani con carrette del mare carenti di ogni sicurezza riuscendo sempre, grazie alla loro elevata capacità marinaresca a portare la loro nave in porto. Sarebbe più onesto ed opportuno il manifestare chiaramente la volontà di abolire la nostra bistrattata categoria permettendo a ciascuno di noi lavoratori del mare di rivolgersi altrove per guadagnarsi da vivere con onestà e dignità, soprattutto liberi dalle mille pastoie che avviliscono la nostra voglia di far parte della grande famiglia delle genti di mare, orgogliosi del nostro passato mentre abbiamo creduto ad un futuro capace, con il nostro contributo, di replicare le glorie del passato.

Noi desideriamo vivamente spendere tutte le nostre energie per il miglioramento della sicurezza della vita umana in mare ossequiando doverosamente e puntualmente quanti regolamenti disciplinano la nostra attività, desideriamo altresì il dover svolgere il nostro lavoro con serenità e fiducia senza la preoccupazione di un futuro lavorativo nebuloso per il timore che regole contradditorie possano divenire pregiudizievoli del nostro diritto al lavoro peggio di come fossimo criminali autori di delitti efferati. Perfino un pregiudicato non perde il diritto al proprio lavoro: evidentemente noi marittimi siamo considerati molto meno di costui.

C.S.L.C ALATI Francesco

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