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Home News Bandiera comunitaria sullo Snav Aurora
Bandiera comunitaria sullo Snav Aurora PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonino Persico   
Mercoledì 22 Aprile 2015 13:53

L’Italia esaspera le compagnie di navigazione con una burocrazia assurda? Gli armatori non si perdono d’animo e cambiano bandiera alle proprie imbarcazioni. È quello che sta succedendo anche nel golfo di Napoli dove, da sabato scorso, l’unità veloce Snav Aurora viaggia con bandiera cipriota comunitaria sulla linea per Capri. Si tratta del primo caso in assoluto, nel nostro Paese, per quanto riguarda le rotte inferiori alle venti miglia.

 

Ma perché sull’Aurora non sventola più la bandiera italiana? Il motivo è presto detto: la Snav ha recentemente acquistato la nuova unità, che soddisfa pienamente i requisiti di costruzione e di sicurezza e che in precedenza operava in Francia, ovviamente con bandiera francese. Successivamente, però, la compagnia si è scontrata con i problemi di immatricolazione dovuti al vuoto legislativo e alle pastoie della burocrazia italiana.

 

Basti pensare che, in Italia, il codice Dsc sui requisiti di costruzione e di sicurezza dei mezzi veloci resta sostanzialmente inapplicato. Il che costringe gli armatori a preferire una bandiera comunitaria al nostro tricolore. In secondo luogo, allo stato attuale, gli armatori che issano bandiera italiana non beneficiano di alcun risparmio: anzi, sono costretti a sopportare i tempi più lunghi e l’aggravio di costi legati alla lentezza della burocrazia. Ecco perché quello dello Snav Aurora potrebbe non essere un caso isolato. Sembra, infatti, che sempre più armatori vogliano issare bandiera comunitaria sulle proprie imbarcazioni con due obiettivi: risparmiare le tasse e beneficiare di una burocrazia più snella.

Ma che cosa ne pensano gli equipaggi? Il cambio di bandiera sembra trovare il consenso del personale che, in questo modo, ha la possibilità di pagare tasse meno alte rispetto a quelle previste in Italia. Senza dimenticare che, trasferendo la residenza in uno Stato diverso da quello italiano, gli equipaggi vedrebbero automaticamente riconosciute tutte le abilitazioni richieste dalle normative internazionali vigenti. In particolare, il cambio di bandiera consentirebbe di superare i problemi legati alla mancata ratifica della convenzione Stcw sugli standard di addestramento del personale di bordo da parte dell’Italia. Il nostro Paese, infatti, è tra i pochi a non aver recepito i dettami della Stcw. Le conseguenze di questo vuoto legislativo potrebbero essere devastanti: dal primo gennaio 2017 migliaia di marittimi italiani rischiano di non poter più lavorare.

Ufficio Stampa

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